Emozioni ed apprendimento

L’importanza delle emozioni e delle relazioni nelle difficoltà scolastiche e nei disturbi specifici d’apprendimento.



L’ incipit della poesia di Pablo Neruda apre l’incontro al fine di sottolineare l’importanza di un processo di apprendimento e di educazione che, come le scarpe, sia pensato “su misura”, in base alle esigenze evolutive del singolo bambino. Forse non sempre è possibile, ma è importante tenere presente l’esigenza di andare incontro alle reali possibilità di apprendimento di ogni bambino.

L’incontro ha affrontato i seguenti temi:

​Differenza tra D.S.A. e Difficoltà d’ Apprendimento.

  1. Le Emozioni da un punto di vista neuro-funzionale.
  2. Rapporto tra sviluppo emotivo/psicologico e apprendimento.
  3. Strumenti per gestire le emozioni e i blocchi emotivi, non solo quelli legati all’apprendimento scolastico, ma all’ apprendimento in senso lato.

Ogni argomento teorico è stato ampliato con esempi tratti dalla vita quotidiana insieme ai bambini, da vignette cliniche, dalla visione di spezzoni di film o dalla lettura di libri di narrativa attinenti.


1. Differenza tra D.S.A. e Difficoltà d’ Apprendimento.

La legge 170/2010 ha posto l’attenzione sui DSA (dislessia, disgrafia, disortografia, discalculia) specificando che interessano alcune specifiche abilità dell’apprendimento scolastico in un contesto di funzionamento intellettivo adeguato all’ età. Vengono così definite particolari problematiche riconducibili ad un deficit, ad una disfunzione o ad un ritardo dello sviluppo nell’ organizzazione neuro-funzionale.

Il termine Difficoltà d’ apprendimento è un termine piuttosto generico che indica varie tipologie di problematiche scolastiche che possono impedire, ostacolare o semplicemente rallentare il normale processo dell’apprendere. Quindi, con questo termine si fa riferimento ad una qualsiasi difficoltà incontrata da un alunno nel corso della sua carriera scolastica derivante da uno o più fattori che possono riguardare sia lo studente (caratteristiche della personalità, stili di vita, motivazione) sia il contesto (caratteristiche socio culturali dell’ambiente, aspetti familiari, qualità dell’istituzione scolastica).

​L’approfondimento ha posto l’accento sui casi “borderline” e sui “falsi” DSA, analizzando l’influenza delle emozioni nei processi di apprendimento.

​Dobbiamo stare attenti a non scambiare bambini che hanno difficoltà scolastiche con bimbi che hanno una patologia neuropsicologica basale come i DSA. Questo non significa che non ci sono DSA, ma neanche che tutti i bambini che fanno fatica ad imparare hanno un disturbo deficitario.


2. Le Emozioni da un punto di vista neuro-funzionale.

​Tra gli studiosi non vi è pieno accordo su quali siano le emozioni fondamentali o primarie dell’uomo, anche se la maggior parte di loro è abbastanza concorde nel riconoscere quelle che, secondo la concezione categoriale di Paul Ekman, dell’Università di San Francisco, si definiscono come le sei principali dimensioni emotive: collera, disgusto, felicità, paura, tristezza e sorpresa. Le emozioni di base sono innate, riscontrabili in qualsiasi popolazione, ovvero universali e risultano funzionali sotto un profilo adattivo.​

Il cervello attiva e regola gli aspetti fisiologici dell’emozione. Attualmente sembrano tutti d’accordo, anche se con piccole divergenze, nell’identificare il sistema limbico e i lobi frontali come il substrato neurologico dell’emozione. L’amigdala è stata definita dal neuroscienziato Joseph LeDoux come una sorta di “computer dell’emozionalità”, registra e innesca reazioni emotive rapide ed istintive. Lo stimolo emotigeno produce uno stato di attivazione del sistema nervoso centrale che prepara l’organismo alla lotta o alla fuga.​

“Al livello neurale, ogni unità emotiva va considerata come un insieme di segnali in entrata, un meccanismo di valutazione, e un insieme di segnali in uscita. Il meccanismo di valutazione è programmato dall’evoluzione per captare determinati segnali in entrata, o stimoli scatenanti, essenziali per il funzionamento della rete. Li chiameremo «inneschi naturali». La vista di un predatore ne è un buon esempio. Non è insolito che una specie-preda riconosca i propri predatori vedendoli per la prima volta: l’evoluzione ne ha programmato il cervello perché certe caratteristiche del predatore – aspetto, suoni, odori – siano automaticamente valutate come una fonte di pericolo. Ma il meccanismo di valutazione ha anche la capacità di imparare stimoli che tendono a essere associati alla comparsa degli inneschi naturali, e anche di prevederli. Li chiameremo «inneschi appresi». Sono, per esempio, il posto dove un predatore è stato visto per l’ultima volta, o il rumore che faceva mentre si avventava sulla preda. Quando il meccanismo di valutazione riceve segnali d’innesco dell’uno o dell’altro tipo, libera certi modelli di risposta dimostratisi utili nelle situazioni che, negli animali ancestrali, hanno ripetutamente attivato il meccanismo di valutazione. Queste reti si sono evolute perché collegano gli stimoli d’innesco con le risposte più capaci di mantenere in vita l’organismo. E siccome problemi di sopravvivenza diversi hanno stimoli d’innesco diversi e richiedono reazioni diverse, a ognuno è dedicato un sistema neurale diverso.”

(J. LeDoux, 2014)

​Durante l’incontro si è analizzato il rapporto tra “reazione” dovuta ad un’ emozione primaria, come per esempio la paura, e il processo di apprendimento. L’ansia eccessiva può generare una sorta di “fuga dall’apprendimento”.

​Le emozioni possono distinguersi in base all’ intensità dello stato. Per esempio l’emozione fondamentale della “rabbia” sfuma in “furore” o in “fastidio” a seconda che sia più o meno accentuata. Allo stesso modo la “paura” ha i suoi estremi in “terrore” o apprensione”.

La ricerca è complessa. Inizialmente si pensava che tutto ciò che è cognitivo sia diverso da ciò che è emozionale, invece negli ultimi anni le ricerche della biologia molecolare, gli studi delle neuro funzioni, spiegate proprio da un punto di vista neurofisiologico, hanno dimostrato che il circuito con cui noi viviamo e pensiamo è sempre un circuito connesso e quindi ogni atto della vita mentale è contemporaneamente comprensione ed emozione. Le emozioni sono un sistema antico del nostro cervello che serve per reagire immediatamente all’ambiente, per difendersi e per ottimizzare le risposte.

​Le emozioni secondarie coinvolgono l’idea che ognuno ha di Sé e per questo hanno legami complessi con il funzionamento globale della personalità, le relazioni sociali, l’autostima e il senso di efficacia. In tal senso le emozioni secondarie possono essere definite come veramente umane.

​Per esempio la Vergogna: il bambino deve essere consapevole di Sé poiché è la percezione di essere oggetto dello sguardo e del giudizio altrui a far sentire il bambino in imbarazzo.


3. Rapporto tra sviluppo emotivo/psicologico e apprendimento.

Partendo dagli studi delle neuroscienze abbiamo analizzato come nel processo di apprendimento memorizziamo i contenuti insieme all’ emozione associata e come possa esserci un’intensificazione o un incremento del processo che genera un senso di “l’impotenza appresa”, ovvero l’idea di non essere capaci prima ancora di avere iniziato un compito.

​Abbiamo proseguito con una breve analisi della formazione del Sé del bambino in relazione alla costruzione della propria autostima e del senso di efficacia, al fine di cogliere la ripercussione sui processi di apprendimento. Per esempio nella teoria di Bandura i pensieri e le emozioni acquistano un ruolo con-casuale nei confronti dei comportamenti, mettendo in evidenza come le aspettative proprie e altrui riguardo le prestazioni esercitino un’influenza sui comportamenti, sulla valutazione dei risultati ottenuti, e in ultima analisi sull’apprendimento.

Immagine dal Libro Rosso di C. G. Jung

4. Strumenti per gestire le emozioni e i blocchi emotivi, non solo quelli legati all’apprendimento scolastico, ma  all’  apprendimento in senso lato.

a. La zona di sviluppo prossimale e il potenziamento

b. Come favorire il pensiero critico e creativo

c. Come sostenere il processo di “metabolizzazione” degli ingorghi emotivi e favorire la motivazione nei processi di apprendimento.

Quest’ultima sessione è stata quella più ampia e articolata, ricca di esempi e vignette cliniche seguita da un dibattito con i partecipanti (genitori, educatori, insegnati, psicologi) al fine di favorire la comprensione di alcuni strumenti che facilitano la relazione con i bambini/ragazzi, oltre a sostenere i processi di apprendimento.


5. Suggerimenti bibliografici per Genitori ed Educatori o Insegnanti

Alberto Oliverio – L’ARTE DI IMPARARE a scuola e dopo – Rizzoli Editore

“Con le dovute semplificazioni potremmo affermare che, mentre in una società statica, quella del buon tempo antico, l’importante era imparare, e poi utilizzare nel corso della vita quanto appreso, in una società in continua trasformazione l’importante è imparare a imparare, conoscere un metodo che ci serva per rinnovare le nostre esperienze, adeguarle alle novità, trasformarle nel corso di una vita sempre più lunga.”

​Philip Schultz – LA MIA DISLESSIA – Donzelli Editore

“Potrei dire di avere inventato me stesso a partire dalle molte cose che non sapevo fare in modo da riuscire a farne un paio abbastanza bene per conquistare l’autostima e l’ammirazione che tanto desideravo.”

Alcune fonti di riferimento

– Giornata di studio I DISTURBI SPECIFICI DELL’APPRENDIMENTO

    Milano – venerdì 11 Novembre 2016

​- J. LeDoux (2014); Il Cervello emotivo. Baldini & Castoldi

​- McGaugh; J.L. (2015). Consolidating memories. The Annual review of Psychology.

​- Antonino Ferro (2007); Evitare le emozioni, vivere le emozioni – Raffaello Cortina Editore

​- Antonino Ferro (2014); Dislessia, enuresi, mutismo selettivo in Le viscere della mente, Raffaello Cortina

Data

Mag 06 2017

Ora

09:00 - 12:30