Una passeggiata nelle profondità della mente

Una passeggiata nelle profondità della mente

Bologna – Palazzo Albergati

16.10.16 – 11.02.18

Perché visitare la mostra

MILANO – PALAZZO REALE

​È un’occasione per entrare in contatto con aspetti inconsci della mente, profondi e sorprendenti. Offre l’opportunità di lasciarsi abbracciare dallo stato onirico della veglia e di essere accompagnati nelle emozioni più profonde.

​Di seguito propongo alcune opere che ho fotografato in mostra, solo un piccolo “assaggio” di contenuti poetici, ma talvolta anche sconvolgenti.

Breve passeggiata in mostra

In mostra sono presenti alcuni capolavori di esponenti del Surrealismo.

​Le immagini oniriche create dai Surrealisti sono un riflesso del rivoluzionario scritto di Freud “L’interpretazione dei sogni”, nel quale per la prima volta il sogno è descritto come una straordinaria porta aperta sull’ inconscio. Per gli artisti dell’epoca la dimensione onirica rappresenta un territorio libero dal giudizio e dalla ragione.

​Quello del potere inebriante e liberatorio dell’immaginazione e del sogno è un concetto chiave per i surrealisti e della moderna psicoanalisi.

Il Castello sui Pirenei di R. Magrittte è un esempio di paesaggio onirico, evoca una sensazione di mistero, sfidando la nostra percezione della realtà attraverso accostamento di oggetti scollegati tra loro. Come nei sogni, la memoria e lo spazio viaggiano su binari paralleli, permettendo alla realtà di mescolarsi con la fantasia. L’opera è accolta in una sala con luci soffuse e, insieme alle sue grandi dimensioni (200 x 145 cm), consente al visitato di entrate dentro alla scena onirica, ricca di particolari che nessuna riproduzione cartacea è in grado di cogliere.

René Magritte - Il castello sui Pirenei

L’esplorazione del desiderio ha rappresentato per gli artisti e i poeti surrealisti un vasto territorio in cui sondare fantasie, paure e inibizioni inconsce. Usando la donna come oggetto del desiderio gli artisti riescono ad analizzare gli aspetti più oscuri del desiderio.

Dora Maar -  Ritratto di Nusch Eluard 1920 (Stampa su gelatina ai sali d’argento)

Vediamo in quest’opera, “L’amore” di René Magritte, l’autore medesimo intento a dipingere la propria donna. È quasi superfluo scomodare la psicoanalisi per comprendere che Magritte intende rappresentare il meccanismo psicologico che sottostà all’innamoramento e talvolta anche ai rapporti di coppia più duraturi, ovvero la scelta determinata dai propri bisogni e desideri narcisistici che inducono a privilegiare spinte interne e impediscono di riconoscere l’altro, in questo caso l’amata, come diversa da sé, differente dall’ immagine interna, frutto di idealizzazioni e necessità affettive.

René Magritte L’amore 1928 (Georgette e René Magritte – Stampa alla gelatina e ai Sali d’argento)

“Accostamenti sorprendenti” è il nome della sezione dove troviamo quest’opera di M. Duchamp. Siamo all’inizio della mostra e sono esposte opere e installazioni del movimento Dada. Movimento rivoluzionario che nasce dagli orrori della prima guerra mondiale, una esigenza di ribellione a tutti i valori di quella società che aveva prodotto sofferenza e morte.

L’installazione ready-made, ovvero già pronto, consiste nell’inserire ed assemblare oggetti comuni allontanandoli dal loro contesto abituale.  L’opera di Duchamp composta da una ruota di bicicletta, che richiama il movimento, e da uno sgabello, che richiama la staticità appresenta il rifiuto incondizionato dell’arte intesa come semplicemente perfezione tecnica.

L’opera di Duchamp potrebbe essere un ready-made onirico, ovvero un sogno composto da spezzoni di ricordi diurni o frammenti di emozioni, assemblati dall’inconscio individuale in modo originale e creativo.

“Ruota di bicicletta” – Marcel Duchamp

I surrealisti hanno provato ad espandere i limiti della mente e a riconquistare la libertà d’immaginazione cui di solito si ha accesso durante l’infanzia, nei sogni e talvolta nella follia. Il ruolo della ragione doveva essere limitato alla registrazione e all’apprezzamento dei sorprendenti fenomeni prodotti dall’inconscio. La ricerca surrealista di processi che avrebbero liberato l’arte dal pensiero cosciente si è manifestata attraverso l’impiego di diverse tecniche e forme d’arte. Tra questi i disegni automatici di Jean Arp e i lavori semi automatici di Joan Mirò.

Joan Mirò – Donna e uccelli  -1940

La mostra propone un’istallazione ispirata ad un’opera di Salvador Dalì. Lo spettatore può entrare nell’istallazione e trovarsi immerso in quadro o in opera degli artisti surrealisti. Questo è un tema caro al movimento che riteneva lo spettatore parte integrante dell’opera stessa: egli non si limita a interpretarla, ma la crea secondo un’idea completamente personale. Proprio come accade nei sogni, durante lo stato onirico della veglia e ogni qualvolta ci sentiamo protagonisti della nostra vita e non solo spettatori. 

Bibliografia
Duchamp Magritte Dalì – I Rivoluzionari del ‘900
Skira editore (Catalogo Mostra)