Psicoterapia online con i bambini

Psicoterapia online con i bambini

LA QUARANTENA E LA STELLA LULU’.

E’ uscito il nuovo decreto COVID-19, mi ha colto di sorpresa: non posso più continuare le psicoterapie con i bambini. Con gli adulti posso passare alla terapia online. E la psicoterapia online con i bambini? Con loro non mi sembra possibile perché la terapia è gioco, disegno e corpo, non solo parole.

Non ho avuto nemmeno il tempo di avvisarli. Informo i genitori: “Non posso ricevere il bambino, mi dispiace” “Capisco dottoressa, ce lo aspettavamo”. Si, gli adulti lo capiscono, si stupirebbero del contrario, ma i bambini come potranno vivere questa interruzione improvvisa, senza sapere quando si riprenderà.

Penso, vediamo come si sviluppa la situazione, magari davvero tra 15 giorni, questo è il tempo previsto per queste restrizioni, ci rivedremo, ma non ci credo nemmeno io. So bene com’è la situazione epidemiologica, infatti con i pazienti adulti non ho avuto titubanze a chiedere loro immediatamente di continuare la terapia online. Con gli adulti la situazione non è completamente nuova, ho avuto occasione di lavorare online per incontrare i pazienti che erano lontani per lavoro o studio, anche la letteratura non manca. Ma la psicoterapia online con i bambini è un territorio nuovo di ricerca, mi confronto con alcuni colleghi che vivono la stessa situazione, studiamo i pochi articoli scientifici che riusciamo a trovare e ci sentiamo dei pionieri. Penso che talvolta il mestiere dello psicoterapeuta assomiglia a quello dell’investigatore.

 

L'impasto delle buone indagini è fatto di errori, improvvisazioni e, appunto, fortuna.
Una delle differenze fra gli investigatori bravi e quelli mediocri sta in questa consapevolezza. Il bravo investigatore sa che la fortuna è importante e cerca di mettersi nelle condizioni perché gli eventi propizi siano più probabili. Ed esiste una sola tecnica per fare questo, nelle indagini e in generale nella vita: moltiplicare le occasioni. Cioè moltiplicare i tentativi, senza preoccuparsi del fatto che molti di essi saranno dei fallimenti. I migliori sono quelli che sanno fallire rapidamente, con eleganza e senza conseguenze. Sono quelli che sanno usare l'errore e il dubbio come strumento di lavoro"

Gianrico Carofiglio

Sono trascorse due settimane, nulla è cambiato, siamo ancora in quarantena, e chissà ancora per quanto tempo. Devo provare a mettermi in contatto con i bambini. Propongo ad una coppia di genitori di contattare il loro bambino attraverso Skype. Sono perplessi, ma Luca sta soffrendo molto l’isolamento e l’interruzione improvvisa di tutte le attività e di tutte le sue relazioni sociali. I suoi sintomi si sono acuiti.

“Dottoressa, Luca non è capace di rimanere collegato per più di alcuni minuti, con gli amici e con gli zii, li saluta e poi va a fare altro, forse perché è piccolo, ha solo 7 anni”. Proviamo, vale la pena provare. Luca può stare nella sua cameretta e io sarò nella stanza in cui lavoro con i bambini. Spero che l’intimità della sua cameretta e la familiarità della stanza dei bambini, che lui conosce bene, possano aiutarci a riprendere quel filo relazionale interrotto bruscamente.

Ecco è il momento. Arriva la chiamata Skype del papà, rispondo, vedo Luca e al suo fianco il papà. “Buongiorno Dottoressa, non la vediamo bene, ah ecco ora va meglio. Allora vi lascio, a dopo”.

Rimaniamo soli, Luca si presenta con un cappellino rosso fuoco, al collo ha la medaglia che suo fratello ha vinto e gli ha regalato. Ha molte cose da raccontarmi. Ad un certo punto indossa anche un paio di occhiali da sole, è pieno di energia, forse ipereccitato.  Mi mostra il suo vecchio Nintendo, è rotto, no ha le pile scariche. Dopo un attimo di silenzio gli propongo di giocare a raccontare storie con l’aiuto del nostro mazzo di carte, accoglie con entusiasmo l’idea. L’atmosfera è familiare.

Al termine del racconto, gli chiedo se vuole mostrarmi qualche gioco presente nella sua stanza. Con gioia corre a prendere un libro, “La Pimpa e la Stella Lulù”. Inizia a leggermi con passione il libretto cartonato. Mi mostra le immagini e la sua lettura è insolitamente fluida, Luca è compiaciuto. Quando lo sforzo è durato abbastanza prosegue raccontandomi la storia che ben conosce.

Si sofferma sull’ultima parte del racconto. Pimpa non ha visto La Stella Lulù perché è spenta e triste. Pimpa si procura delle pile prendendole dalla radio che ha in casa. Chiede aiuto al razzo Egidio per arrivare fino alla Stella Lulù che grazie alle pile può risplendere nuovamente in cielo. Luca apre il libro e mette l’immagine del razzo davanti alla telecamera, vuole mostrarmelo bene, e poi ride soddisfatto.

Sono trascorsi 50 minuti, la nostra prima seduta online. Penso che forse anche noi abbiamo chiesto aiuto al razzo Egidio, cioè a Skype per portare un po’ di energia alla Stella Lulù. Chi è la Stella Lullù? Luca, la nostra relazione, non so, ma qualunque cosa sia ora brilla nuovamente nel cielo e non è più triste. Luca sorridente mi chiede di incontrarci nuovamente, la nostra terapia è pronta per ripartire.