Giacometti per grandi e piccini.

Giacometti per grandi e piccini.

Il tempo di Giacometti da Chagall a Kandinsky – Mostra a Verona fino al 5 Aprile 2020

Quando ho scattato questa foto ho provato a pensare se piacerebbe ad Alberto Giacometti vedere i bambini muoversi tra le sue grandi opere. É stato un artista che ha cercato l’essenzialità dell’immagine; un bambino che cammina tra le sue sculture le osserva, le vive. Questo è il grande contributo dell’arte, in particolare quella astratta, la senti, si fa conoscere. Giacometti in un foglio di diario databile 1929-1930 scriveva “La nostra attività non è che una continua interrogazione posta all’universo che noi stessi siamo. Per ognuno di noi il mondo è come una sfinge di fronte alla quale continuamente stiamo, una sfinge che continuamente ci sta di fronte e alla quale poniamo domande. Possiamo farlo soltanto grazie a un’attenzione vigile, anche fisica, di tutto il nostro essere in agguato, e in uno stato di disponibilità il più totale possibile su ogni piano. E registriamo ciò che sentiamo o crediamo di sentire.”

Giacometti sapeva che esiste la curiosità epistemica cioè il desiderare di sapere, desiderio che è presente già nel bambino piccolo. Ognuno di noi può ricordare i mille perché che aprono le domande dei più piccoli.  L’artista più avanti, nella stessa pagina, approfondisce con parole significative “E’ la sfinge che di quando in quando pronuncia una parola del suo enigma, e l’insieme di queste parole è l’umana conoscenza. E tale conoscenza è un chiarore ben fioco, sempre vacillante entro l’ignoto denso, opprimente, che ci attornia, che ci tocca, che penetra in noi e ci avviluppa e che colma ognuno degli atomi di cui siamo fatti. L’ossessione di conoscere, il continuo interrogare, è per noi cosa del tutto innata.”

In mostra sono presenti anche opere di altri artisti: Joan Mirò, Wassily Kandinsky, André Derain, Fernand Lèger, Georges Braque e Marc Chagall. Di quest’ultimo è presente in mostra Sole Giallo, un paesaggio composto, privo di coordinate spazio-temporali, abitato da alcuni tra i personaggi personaggi prediletti da Chagall: una coppia d’innamorati, un animale fluttuante, un uccello che suona il violino; una vegetazione mossa verde e rossa che incornicia i lati della tela, con al centro una linea ondulata e morbida che delimita uno spazio costellato di piccole case, reso in un azzurro onirico. E propria sopra a quest’azzurro il cerchio spendente di un sole giallo, unico elemento reale della tela, ma che, inserito in questo contesto, si pone come elemento spaesante. E così il giallo, colore della vicinanza, del tangibile si carica di una valenza onirica.

Mani che tengono il vuoto, successivamente reintitolata L’oggetto invisibile, rappresenta una donna seduta su una specie di trono, con una testa di forma geometrica e con le mani sollevate che sembrano appunto cercare cercare di stringere un oggetto. É una bella rappresentazione psicologica del nostro mondo interno, carico di oggetti invisibili amati, talvolta odiati, insomma le nostre rappresentazione delle esperienze emotive e affettive.

In questa fotografia, ho scelto la prospettiva che permette di vedere anche una grande immagine di Giacometti al lavoro nel suo studio. Un’po’ come se lui ci raccontasse la sua arte mentre visitiamo la mostra.