Estinzioni

Estinzioni

Storie di catastrofi e altre opportunità

Una delle difficoltà maggiori della nostra specie è quella di riuscire a vivere le emozioni, a causa di una difettualità del nostro sviluppo mentale. Le emozioni sono qualcosa che per essere vissuto necessità di un lavorio a monte che presuppone l’integrità di alcuni apparati che le rendano assimilabili, gestibili, contenibili

(Antonino Ferro – Vivere le emozioni evitare le emozioni)

Mostra temporanea al Muse – Museo della scienza a Trento dal 16/07/2016 al 26/06/2017 – Per adulti, bambini e ragazzi.

Estinzioni. Storie di catastrofi e altre opportunità è una mostra che, partendo da un progetto di ricerca e divulgazione scientifica, narra di catastrofi e grandi sfide, ma anche della perdita come motore del processo evolutivo.

​La mostra propone reperti originali di vertebrati estinti, arricchiti con le storie di ognuno per permettere al visitatore di conoscere la vicenda di alcune specie ormai scomparse. Sono presenti installazioni multimediali e spazi interattivi attraverso i quali è possibile cogliere il tentativo dei curatori di mettere in dialogo paleontologia, biologia della conservazione, sociologia ed economia, anche i grandi eventi di crisi del passato con l’epoca che stiamo vivendo.

​Massimo Bernardi, Michele Menegon, Alessandra Pallaveri eTelmo Pievani sono i curatori della mostra e scrivono: 

“ …Se dovessimo identificare un simbolo di questo cambiamento, componente chiave di tutte le grandi estinzioni del passato non potremmo non pensare all’anidride carbonica….C’è un elemento sostanziale che impensierisce più di tutti gli altri: sembra che la grandissima maggioranza di noi, e di conseguenza della società nel complesso, non tenga conto di un’informazione tanto banale quanto essenziale.
Prima di essere Europei, asiatici o africani, di questa o di quella religione, ancora prima di riconoscerci come esseri umani, dovremmo essere consapevoli della nostra condizione di organismi. Proprio come tutti gli altri, come le mosche e i leoni, i camosci o le libellule, o come i coloratissimi platelminti che lentamente si muovono sul fondo dei mari. In qualità di organismi, siamo parte del sistema ecologico globale, completamente dipendenti da una complessa rete di relazioni che “gestisce” i flussi di energia e rende la vita sulla Terra la cosa incomparabilmente bella che conosciamo.”
La psicoanalisi contemporanea ipotizza l’esistenza di quote emotive non metabolizzabili. Semplificando molto potremmo dire che, per compiere il salto proposto dai curatori della mostra ovvero quello di sentirci innanzi tutto organismi parte di un sistema ecologico globale, l’individuo dovrebbe essere capace di metabolizzare e gestire la paura dello sconosciuto, il desiderio di potere, l’angoscia di morte e molte altre componenti emotive che regolano i rapporti tra gli uomini e fra gli stati.

I curatori della mostra propongono una educazione multidisciplinare (ecologia, biologia, scienze cognitive, scienze sociali ed economia) già da bambini affinché possa diffondersi una cultura che “permetta di fare delle scelte che non siano pericolose per sé e per gli altri”. Ritengo che sia altrettanto opportuno sviluppare gli strumenti della mente che permettono all’uomo di sentirsi parte di un ecosistema: consapevolezza dei conflitti, dell’angoscia di morte, del bisogno di potere ed molto altro ancora.

Il Muse è stato progettato dall’architetto Enzo Piano. L’edificio ha un particolare profilo che ricorda lo sviluppo frastagliato delle cime montuose trentine. All’interno il “grande vuoto” collega i cinque piani del museo e ospita animali sospesi o scheletri originali come quello della balenottera spiaggiata sulle coste italiane nel 1995. La ricostruzione degli scenari montuosi, affiancata da ricerche storiche, è presentata con attività interattive che accrescono la curiosità del visitatore di ogni età.

Per approfondimenti:

www.muse.it

Estinguersi, che perdita di M. Bernardi, M. Menegon, A. Pallaveri e Telmo Pievani in Il Sole 24 ore del 14 /08/2016