Come i genitori imparano ad aiutare i figli

Come i genitori imparano ad aiutare i figli

Come possono i genitori aiutare i figli quando incontrano difficoltà emotive e psicologiche? Questa è la domanda a cui cerco  di rispondere da oltre 25 anni  quando affianco genitori in difficoltà. I neogenitori iniziano con i problemi del sonno, alimentari, oppure problemi legati al controllo degli sfinteri. Successivamente, con l’uscita dal nido familiare, iniziano i primi problemi di relazione con i compagni o con le “tate”. Poi si prosegue con le prime difficoltà scolastiche per arrivare alle contrapposizioni tipiche dell’adolescenza. Insomma tantissime sono le difficoltà e i problemi emotivi che possono incontrare i figli dalla nascita fino alla maturità. Quindi è molto importante che i genitori abbiano un luogo dove confrontarsi con un professionista per comprendere le difficoltà emotive e relazionali che caratterizzano tutti i problemi psicologi dello sviluppo.

 

Perché i nostri genitori e i nostri nonni non avevano bisogno dello psicologo?

Spesso i genitori sottolineano che le generazioni passate non avevano bisogno dell’aiuto di uno psicologo o di uno psicoterapeuta per sostenere i figli nello sviluppo. Inutile dire che i nostri nonni non si rivolgevano nemmeno al pediatra, al dentista o al nutrizionista con la stessa frequenza di oggi. Analogamente sul versante istruzione: lezioni private di supporto scolastico, di musica, di lingua straniera, sport e altri hobby erano rare nelle generazioni passate. Proseguendo, a volo d’uccello, con le differenze sociali e culturali, non esisteva il computer ed internet, o erano solo all’inizio del loro sviluppo. Infine il modello familiare è profondamente cambiato. Non mi riferisco solo ai figli di genitori separati, divorziati o di secondo letto, ma anche a equilibri familiari mutati insieme al ruolo della donna nella famiglia e nella società.

Figli piccoli pensieri piccoli, figli grandi pensieri grandi – è proprio così?

Questo proverbio mi ha accompagnata nella vita: da bambina, perché l’ho sentito pronunciare tante volte dagli anziani, e da adulta nella vita professionale. Purtroppo ho spesso osservato che genitori di bambini piccoli con difficoltà psicologiche o relazionali sottovalutate, perché abbastanza gestibili nella vita quotidiana, hanno incontrato problemi più importanti con i figli adolescenti o giovani adulti. É fondamentale ricordarsi che la cura, anzi la prevenzione, in età pediatrica è importante sia a livello fisico che psicologico. Così come molti genitori si preoccupano della prevenzione nella cura dei denti, degli occhi e altro, è altrettanto importante che si preoccupino della prevenzione del benessere psicologico del loro bambino.

La cultura psicologica per genitori

Come costruirsi una cultura psicologica specifica:

  • I genitori possono imparare ad aiutare i figli informandosi. Sono numerose i libri, le iniziative in presenza oppure online che offrono informazioni inerenti lo sviluppo psichico e le esigenze emotive e relazionali nelle varie fasce d’età.  
  • Conoscere come la relazione instaurata con i propri figli può aiutarli ad affrontare le difficoltà emotive e cognitive. Questo livello non è più teorico e razionale, ma prevalentemente emotivo quindi non lo si può apprendere ascoltando conferenze o leggendo libri. Occorre che i genitori trovino uno spazio per depositare, comprendere e trasformare le piccole o grandi difficoltà psicologiche/relazionali dei figli.

Piccoli Gruppi per Genitori e Consulenza

I genitori possono imparare ad aiutare i figli confrontandosi all’interno di un piccolo gruppo di genitori (8-10 partecipanti) condotto da uno psicoterapeuta esperto. Nel piccolo gruppo o nella consulenza individuale o di coppia i genitori apprendono che il loro è un percorso accompagnato dal dubbio, dall’interrogativo, dalla stasi: stare fermi perché non si è capito cosa sta accadendo e quindi non si sa come è meglio comportarsi. É difficile riuscire a “rimanere nel dubbio”, fiduciosi nelle proprie capacità di genitore e in quelle dei figli, spesso questo atteggiamento di fiducia è da solo una “buona medicina”. Rimanendo in questo “Spazio” della ricerca, intesa come apertura ad altri mondi possibili, possono nascere soluzioni imprevedibili, nuove, ma soprattutto autentiche cioè vissute dall’individuo come creazione ed espressione della propria realizzazione.

Alcuni Suggerimenti bibliografici

Bruno Bettleim – Un genitore quasi perfetto

D. J. Siegel, M. Hartzell – Come la conoscenza della propria storia aiuta a essere genitori