Bion 2016

Bion 2016

Breve Report  del Congresso Internazionale BION 2016

 Selezione da alcuni interventi 

“Il linguaggio non verbale spesso traduce l’emozione più precisamente che le parole. ​

Il linguaggio usato dalle mamme con i loro bambini preverbali, motherese (madrese) come sappiamo è un linguaggio che raggiunge il bambino e promuove tra loro una comunicazione emozionale intensa.​

Questo è un linguaggio dove i bambini leggono le labbra e le espressioni facciali delle loro mamme e capiscono il loro significato emozionale quando esiste una concordanza tra lessico (verbale) e il non lessico (suoni, intonazioni, gesti) aspetti del linguaggio parlato (Norman, 2004).​

Il contenuto, il significato delle parole usate dalla mamma con il bambino, non è rilevante, ma la prosodia sì. I bambini sono più attratti al ritmo e alla musica della comunicazione della loro mamma che dalle parole. È attraverso questa prosodia che il bimbo si sente chiamato dalla mamma e cattura la sua emozione”. Suggerisco che questo linguaggio è prossimo alla nozione di trasformazione in O (Verità Ultima).​           

 C. Fix Korbivcher

Vitalità

Ecco le connotazioni che si profilano in rapporto alla vitalità, dove ne reperisce la radice lessicale: vita, in latino e in italiano sta per energia, vigore mentale, apertura, entusiasmo, ottimismo, libertà della mente, spirito, sessualità, immaginazione, creatività, passione e così via.​

Tuttavia sembra una definizione troppo condiscendente rispetto alla nostra società consumistica iperattiva, quasi una sorta di pubblicità del ginseng. L’idea heideggeriana di Dasein, “Esserci”, sembra avvicinarvisi – non la si può creare, c’è. Si è in contatto con essa quando ci si perde. Scompare in un istante quando si muore, in quel momento della morte – nessuno può trovare o descrivere la Vitalità ma solo le sue emanazioni.​

Potremmo affermare che è un nobile obiettivo della psicoanalisi se un paziente acquisisce la capacità di vivere attingendo da tale Dasein. Per giungervi, è chiaro che l’analista deve esserci in contatto.

La Ragione non può salvarci​

Schiava essa stessa delle passioni​

Alla ricerca di conforto​

In una zona angusta​

R. Vermote

L’arte e la mente vitale

…Il connubio di forma e contenuto riflette un atto di genio che dà vitalità a un dipinto, a uno scritto, a un brano musicale ecc., anche se la sua dimensione di novità spesso disturba. Come disse Picasso: “Tutto ciò che è nuovo è un po’ brutto”, perché deve distruggere il muro delle aspettative familiari. Questo evento catastrofico è sia creazione sia distruzione (vita e morte) … Ciò che si è perduto è compensato con quella vita nuova, come vediamo nelle Demoiselles d’Avignon di Picasso e nei quadri esplosivi di Jackson Pollock, che hanno creato un contenitore nuovo per un’energia mentale ineffabile non rappresentata in forme precedenti….

​L’essere tutt’uno con il proprio soggetto crea nell’artista un senso turbolento di perdita di controllo di sé e della propria creazione, condizione espressa nell’affermazione platonica: “Dio s’impossessa della mente dei poeti perché possano esprimere meglio la sua”.

A. Reiner

“Di guerra e di amore”

Lettere a Francesca

“… Mia cara, oggi eri di una bellezza da mozzare il fiato; anche ora ne risento l’emozione quando ti rivedo con gli occhi della mente. Quanto desidero averti tra le braccia! E poi penso a quanto vorrei anche soltanto starmene seduto a guardarti, mio amato tesoro. Quando mi avvio su questa china di pensieri, addio a ogni idea di continuare a scrivere. Mi perdo in uno stordimento di felicità, e di -buttar giù una nota – non se ne parla più…​

Ora, mia cara, smetto di scrivere. Cercherò di andare a dormire. Con tutto il mio amore, mia carissima.”

Letture dalle autobiografie di Wilfred Bion recitate da Ennio Fantastichini

“La verità è essenziale per la crescita psichica ma suggerisco che, accanto al bisogno di incontrare la propria verità interiore, esiste anche l’urgenza profonda ed essenziale di comunicare questa verità all’altro e di essere conosciuti dall’altro. Abbiamo bisogno dell’altro non solo per facilitare la scoperta della verità. Ne abbiamo bisogno come interlocutore con cui possiamo comunicare e condividere questa verità emotiva. Ne abbiamo bisogno come contenitore disponibile e recettivo capace di ascoltare la verità e accoglierla – non per liberarcene, ma per un bisogno impellente e assoluto di reperire un oggetto recettivo che possa accogliere l’intensità dell’esperienza dell’incontro con la verità…..

La possibilità di incontrare l’insopportabile verità emotiva e i comunicarla ha un impatto enorme sulla mente ed è il cuore della possibilità di crescita.

A. Bergstein

“Bion suggerisce che la differenza tra soffrire e sentire sta nel fatto che soffrire è una scoperta che si collega all’essere, si tratta di un vissuto ed una sensazione che riconosciamo come nostri, come una connessione ed un ritrovarsi con sé stessi. Invece le persone che sentono (dolore o piacere) non lo veicolano con un’esperienza propria, ma con “qualcosa” che ricade su di loro oppure che gli si oppone…​

Dato che la vitalità si riferisce al ritrovarsi con sé stessi e la propria mente, sappiamo, che non sempre ogni paziente (o almeno non tutto il paziente) è disposto a soffrire la scoperta di sé…​

Paradossalmente e simultaneamente, è proprio questa capacità di soffrire quella che permette un migliore e maggior collegamento tra emozioni e pensieri nonché promuove una rinnovata vitalità che si esprime in una maggior capacità di pensare e di mantenere un vincolo vitale e fecondo sia interiore che esteriore.”​

H. Goldiuk​​

“… Egli (W.R. Bion) sviluppava ed alimentava continuamente la sua vitalità. Per farlo, impiegava una ricetta originale che coniugava due serie di elementi diversi ed anche parzialmente contraddittori tra di loro. La prima serie era costituita da grande disciplina, costante impegno e fede nell’importanza di perseguire e promuovere la Verità. I componenti della seconda serie erano: vivo desiderio di esplorare sempre nuovi territori affettivi ed intellettuali, apertura e fiducia nel cambiamento e anche la convinzione di avere un certo diritto alla trasgressione.”

Claudio Neri